Creata nel 2017 da tre co-fondatori francesi, Julie Chapon, Benoît Martin e François Martin, Yuka app promette di aiutare i consumatori a capire le etichette alimentari, scansionando prodotti per valutarne la qualità nutrizionale, gli additivi e l’impatto biologico. Insieme al trio anche il nutrizionista Anthony Berthou, per la validazione scientifica.

Che cos’è Yuka
Si tratta di un’app gratuita per smartphone (ne esistono diverse) che permette di scansionare con la fotocamera il codice a barre di alimenti e cosmetici e di ricevere subito una valutazione sintetica del prodotto.
Nasce con l’obiettivo di aiutare il consumatore ad orientarsi tra etichette complesse, offrendo un punteggio chiaro e suggerendo, quando possibile, alternative considerate più favorevoli per la salute.
Come funziona la valutazione
Dopo la scansione del codice a barre, Yuka mostra una scheda con tre elementi principali:
- un punteggio da 0 a 100;
- un colore che va dal verde al rosso;
- un giudizio testuale (eccellente, buono, mediocre, scarso).
Il punteggio degli alimenti si basa a sua volta su tre pilastri e cioè sulla qualità nutrizionale (con riferimento al Nutri-Score), sulla presenza e sul tipo di additivi, infine sul grado di trasformazione del prodotto.
- Qualità nutrizionale: l’algoritmo considera energia, grassi saturi, zuccheri e sale come nutrienti da limitare; mentre fibre, proteine, frutta, verdura e legumi sono nutrienti da favorire.
- Additivi: ogni additivo viene classificato in base alle prove scientifiche disponibili, con livelli di rischio (nessun rischio, limitato, moderato, a rischio) che vanno a incidere in percentuale sul punteggio finale.
- Grado di trasformazione: gli alimenti ultraprocessati (ad esempio con sciroppo di glucosio, aromi artificiali, ecc.) vengono penalizzati perché associati a un maggior rischio di obesità e patologie cardiovascolari.
Per i cosmetici, l’attenzione si concentra soprattutto sugli ingredienti e sull’INCI, con un sistema a colori che segnala le sostanze considerate più controverse o a rischio. In tutti i casi, se il prodotto scansionato non è in archivio, l’app invita l’utente a caricarlo (foto dell’etichetta e degli ingredienti), contribuendo così all’aggiornamento del database.
Punti di forza e limiti secondo gli esperti
Tra i punti di forza, vi sono la semplicità di utilizzo, la chiarezza del giudizio e la possibilità di vedere subito pro e contro di un prodotto, con eventuali alternative da poter scegliere.
Yuka è particolarmente utile per aumentare la consapevolezza del consumatore, soprattutto su temi come additivi, zuccheri aggiunti, vendita e prodotti ultraprocessati, che spesso passano inosservati a una prima lettura dell’etichetta.
Allo stesso tempo, gli esperti invitano a un uso critico di Yuka: la valutazione è automatizzata, non tiene conto del contesto individuale – vale a dire di stato di salute, quantità consumata, ruolo del singolo alimento nella dieta complessiva – e può penalizzare prodotti che, inseriti correttamente in un piano nutrizionale, non rappresentano realmente un problema.
Yuka può avere la funzione di supporto educativo, utile mentre si fa la spesa, ma che non sostituisce l’analisi e i ragionamenti di un nutrizionista esperto, tantomeno la valutazione del/della paziente che porta al piano alimentare personalizzato.
In breve, il punto di forza principale è la capacità di far migliorare molte scelte quotidiane grazie a un aumento della consapevolezza di cosa sia giusto comprare o meno da parte del consumatore (insomma la scelta degli alimenti e dei prodotti); il rischio è, però, di trasformare quest’app in un giudice assoluto, dimenticando che la salute dipende dal quadro generale della dieta, dalla frequenza di consumo e dalla storia clinica individuale.
Altre tre app utili per orientarsi
Oltre a Yuka, esistono altre app che possono aiutare a orientarsi tra gli scaffali dei supermarket e gli ingredienti presenti sulle etichette; si tratta di Edo, Nuna e Biodizionario, tutt’e tre usano approcci leggermente diversi.
- EDO è un’app per Android e iOS che, come Yuka, permette di scansionare i prodotti alimentari e restituisce un punteggio sintetico di salubrità, accompagnato da spiegazioni sugli ingredienti e suggerimenti su cosa evitare (per esempio zuccheri o sale). È pensata proprio per “educare” a comprendere le etichette, aiutando a capire perché un prodotto è valutato “più sano” di un altro e quali aspetti nutrizionali bisogna tenere d’occhio. Creata nel 2014 da un gruppo di giovani neo-laureati cesenati con il supporto dell’incubatore Cesenalab. I fondatori sono tre informatici: Diego Lanzoni, Luciano Venezia e Marco Giampaoli, insieme alla tecnologa alimentare Enza Gargiulo.
- Nuna, app focalizzata sui cibi “più sani” legati alla dieta mediterranea, combina la lettura dell’etichetta con criteri legati a naturalità e qualità degli ingredienti. È utile per chi cerca prodotti con una “lista” ingredienti più corta, meno additivi e un profilo più vicino al concetto di alimentazione “sana”. Anche in questo caso è presente la possibilità di confrontare varie opzioni. Ideata dal professor Alessandro Casini, docente di Gastroenterologia e Nutrizione Umana all’Università di Firenze, insieme ad Alessandro Tozzi, dirigente medico in Gastroenterologia, attraverso la startup Nunacode Srl, è stata sviluppata in collaborazione con l’Università di Firenze.
- Biodizionario (per cosmetici) è una risorsa molto nota perché consente di analizzare l’INCI -l’International Nomenclature of Cosmetic Ingredients (cioè l’elenco standardizzato degli ingredienti nei cosmetici, obbligatorio in UE per la trasparenza e sicurezza dei prodotti), assegnando un “semaforo” a ogni ingrediente (verde, giallo, rosso) in base all’impatto potenziale sulla salute e sull’ambiente. Può essere utilizzata insieme a Yuka da chi vuole un controllo più stretto su creme, shampoo e trucchi, soprattutto in caso di pelle sensibile. Iniziativa promossa da Sauro Martella, fondatore del network VEGANOK.
Conclusioni
Queste app sono strumenti interessanti per aumentare consapevolezza e fare scelte più informate, tuttavia non devono essere intese come strategie sostitutive del confronto con il proprio medico. Il dialogo con il vostro nutrizionista è l’unica azione che chiarisce a tutto tondo se quel dato prodotto può o non può essere inserito nel vostro piano alimentare.
Ogni paziente ha, infatti, una storia clinica ben precisa, arricchita di obiettivi a medio e lungo termine e legata a stile di vita, sesso, età, condizioni specifiche. È anche vero che alcuni alimenti o prodotti in generale non andrebbero nemmeno scansionati; quindi occhio alle scelte alimentari e cosmetiche!

