Qual è il tuo piatto “festivo” preferito?

Per noi italiani il cibo è importante, ma che dico: è fondamentale.

A pranzo parliamo di cosa vorremmo mangiare a cena, la sera di quel posto nuovo da provare insieme agli amici tra venerdì e sabato, a Natale del menù di Capodanno.

E nel corso dei secoli, nella continua alternanza di pranzi e cene, uno dei bisogni primari dell’uomo, l’inequivocabile necessità di nutrirsi, si è radicato in ogni regione trasformando passioni personali o professionali in cultura condivisa da tramandare.

Ed è proprio così: ovunque, in Italia, si possono scovare specialità prelibate dalla preparazione complessa, “reinterpretate” o eseguite come faceva la nonna, pietanze realizzate con ingredienti semplici, locali e di qualità.

Che siano piatti contadini ed essenziali o rivisitazioni dai nomi evocativi, il buon cibo fa parte della nostra vita quotidiana, facendoci sentire forte il senso di appartenenza ma anche le tante “differenze” enogastronomiche (e quindi anche un po’ culturali) tra le 20 regione italiane.

Navigando tra vari siti di ricette, ad esempio, si possono annotare i tipici piatti “di punta” scelti per il periodo natalizio a Nord, al Centro e nelle Isole.

Facendo un viaggio ideologico da Nord a Sud, naturalmente senza presunzione di esaustività, facciamoci ammaliare insieme dalla carbonade valdostana, spezzatino di manzo cotto nel vino rosso, simile alla carbonade fiamminga che però viene cucinata nella birra.

Gli agnolotti, invece, sono al centro delle tavole piemontesi, in porzioni abbondanti accompagnate dai classici “bollito” e salsine.

Anguilla al cartoccio e baccalà con polenta rispettivamente per Lombardia e Veneto.

In Friuli Venezia Giulia si opta per brovada (marchio DOP dal 2011) e musét, una zuppa di rape e “simil” cotechino, con polenta; ma anche trippa con sugo e formaggio e il cappone vanno per la maggiore.

Canederli, capriolo o capretto al forno con strudel finale sono le pietanze top per i trentini.

I liguri gioiscono con un mix di pesce e verdure (entrambe le cose fresche e di stagione), preceduto dai ravioli.

Da una pasta fresca ripiena all’altra: ecco tra le preferenze dell’Emilia-Romagna i tortellini (ma anche i passatelli) in brodo.

E via via che scendiamo troviamo mille sollecitudini per le papille gustative.

Nel Lazio si spazia dal baccalà e verdure fritte al capitone; dall’abbacchio al forno con patate ai cappelletti in brodo. E ancora la minestra con broccoli e arzilla.

Arrosto di faraona e fegatini sono un must toscano. Insieme al cappone ripieno o all’anatra.

Cappone (e piccione) anche in Umbria, mentre nelle Marche possiamo gustarci “I Maccheroncini di Campofilone”, una varietà di pasta all’uovo sottilissima con tanto di denominazione IGP da condire con il ragù o il sugo di ceci.

Carne anche in Abruzzo con agnello arrosto e bollito di manzo. Zuppe e lasagne sono piuttosto gettonate.

Il baracco è presente su ogni tavola campana e qui la scelta è varia: capitone, cappone in brodo o imbottito, spaghetti alle vongole.

Un po’ più “dimesso” ma sempre squisito il menu della Basilicata dove si inizia con la minestra di scarole, verze e cardi in brodo di tacchino, e baccalà lesso e pane con le mandorle.

Ma sono solo accenni i miei, spunti di riflessione della grande ricchezza che ci contraddistingue e di cui tutti (i golosi di sicuro) si innamorano.

Proseguiamo in questa allegra e profumata carrellata con i salumi calabresi (tanti e alcuni tanto piccanti) e poi spaghetti con la mollica di pane e le alici. Per seguire con capretto o pesce stocco accompagnati con broccoli saltati in padella.

In Puglia non possono mancare le cime di rapa e le pettole o pittule, cioè sfiziose palline fritte di pasta lievitata arricchite con pomodori, capperi, origano e alici; oppure gamberi sgusciati, cime di rapa e ricotta. L’anguilla sembra essere doverosa anche qui e questa volta è arrostita e il baccalà fritto. Oppure (o anche) l’agnello al forno con lampascioni (cipolle selvatiche dal retrogusto leggermente amarostico).

E adesso tocchiamo le Isole: i culurgiones de casu, gustosi ravioli al pecorino accompagnati da un semplice sugo di pomodoro; i malloreddus, gnocchetti di semola di solito al sugo di salsiccia.

Per le ricette della mia terra, la Sicilia, potrei attingere a piene mani dal repertorio dei miei nonni o anche della mia famiglia, ma posso dire che le alternative sono tantissime: insalata di arance, limoni, finocchi e acciughe, pasta con le sarde, verdure in pastella, gallina in brodo, maccheroni al sugo…

Questa breve fotografia delle specialità tutte italiane non solo mi incuriosisce ma mi rende davvero orgoglioso.

Abbiamo un patrimonio davvero incredibile se si considera che non ho parlato di dolci, di vini né delle ricette in dettaglio.

Tantomeno vi ho rivelato che cosa ho io in testa per il menù del 31…

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