In che modo prevenire la disidratazione dei più piccoli

Questo caldo così intenso sta mettendo a dura prova il nostro corpo.

Ma mentre gli adulti riescono a recuperare le energie perdute e a gestire la propria temperatura corporea reinserendo i liquidi persi, attraverso quindi una corretta idratazione e un’adeguata alimentazione, lo stesso non si può dire per i più piccoli che non “percepiscono” correttamente i segnali di avvertimento.

I bimbi corrono il rischio di non bere abbastanza andando incontro al pericolo della disidratazione, specie dopo una giornata al mare o dopo tragitti più o meno lunghi in auto sotto il sole.

La sensazione di stanchezza e in particolare della sete è diversa per il bambino rispetto all’adulto: in quanti di noi si ricordano la fatica delle giornate calde trascorse correndo, saltando o muovendosi di continuo? O l’esigenza di dover bere a tutti i costi? Nessuno, immagino.

Perché i bambini giocano e si muovono al di là delle temperature esterne e delle esigenze del proprio corpo e spesso si dimenticano di bere.

Questa “trascuratezza” porta, nei casi più seri, a un innalzamento dei ricoveri per disidratazione complice l’insopportabile calura estiva.

I sintomi di solito vanno dalla nausea a un accelerazione cardiaca; da un forte e prolungato mal di testa a una stanchezza eccessiva.

È bene anticipare queste problematiche controllando anche quante volte il piccolo va in bagno.

Nei casi non gravi di disidratazione, i bimbi possono perdere fino al 5% del proprio peso corporeo; in quelli medi si arriva al 9% qui si notano subito alterazioni della diuresi, tachicardia, secchezza di pelle e mucose).

Infine, quando la situazione è davvero grave, la massa corporea diminuisce superando persino il 10% del peso.

In questo caso i sintomi si aggravano: il bambino diventa apatico, ha un forte sonno ed è rallentato in tutte le attività. Meglio rivolgersi al proprio medico o andare in ospedale.

Il maggiore rischio di disidratazione ha radici scientifiche oltre che “di distrazione”: l’organismo dei più piccoli presenta una percentuale di acqua più alta rispetto a quello degli adulti (parliamo del 75% circa contro il 65%); inoltre le classiche febbri o patologie che colpiscono i bimbi sotto i due anni favoriscono la perdita di liquidi (ad esempio i problemi gastrointestinali dei neonati eccetera).

Tuttavia esistono alcuni “trucchi” per aiutare i più piccoli a ricordarsi di bere; il primo è quello di regalare loro una borraccia colorata magari con personaggi che (ri)conoscono e che gli “ricordi” quanto sia importante bere. In giro ne esistono tantissime; inoltre molte realtà di stampa li personalizzano su richiesta.

L’educazione alla sane abitudini alimentari è quindi fondamentale a partire dalla tenera età; va da sé che l’acqua naturale, non frizzante, mai troppo fredda, è ciò che devono bere i più piccoli (niente bibite gassate, eccitanti o piene di zucchero).

I genitori possono seguire il seguente schema – giusto per avere un’idea delle differenze – che mette in relazione l’età alla quantità di liquidi da ingerire; l’ideale sarebbe monitorare i propri pargoli ricordando loro di bere poco, spesso e lentamente.

Quindi:

– fino a 1 anno, gli esperti consigliano di bere poco meno di un litro di liquidi al giorno;

– da 4 a 8 anni, si passa a 1,6 litri d’acqua nei mesi più freddi, a due litri con il caldo;

– età adolescenziale, in media 2,5 litri (quantità che aumenta per chi fa sport o è molto attivo).

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