Strategie nutrizionali per MTHFR e problemi digestivi

Nell’articolo della scorsa settimana ho parlato relazione tra la mutazione MTHFR e l’aumento dei livelli di acido urico e del rischio di calcolosi renale.

In questo nuovo approfondimento toccherò, senza pretesa di esaustività, la correlazione tra mutazione MTHFR, reflussi gastrico e biliare, carenza di betaina e ipocloridria (bassa acidità gastrica): correlazione che interessa sempre più ricercatori e studiosi a livello internazionale.

MTHFR e digestione: qualche dettaglio tecnico

La MTHFR svolge un ruolo chiave nella metilazione, un processo biochimico fondamentale per il metabolismo cellulare. Una mutazione in questo gene può compromettere la produzione di metilfolato, con effetti a cascata sulla sintesi di metionina e SAMe (S-adenosilmetionina), coinvolti nella produzione di acido cloridrico (HCl) nello stomaco.

Una situazione di ridotta produzione di acido cloridrico (ipocloridria), può causare diversi problemi digestivi come:

  • difficoltà nella digestione delle proteine, che richiedono un ambiente acido per la denaturazione e l’attivazione della pepsina;
  • alterata chiusura del cardias, cioè dello sfintere esofageo inferiore, cosa che favorisce il reflusso gastrico;
  • ridotta stimolazione della colecisti, con conseguente reflusso biliare.

L’impatto della carenza di betaina

La betaina o trimetilglicina (TMG) è un composto coinvolto nella metilazione e nella sintesi di acido cloridrico. Una mutazione MTHFR può ridurne la disponibilità, contribuendo così all’ipocloridria e all’aumento del rischio di reflusso gastrico e biliare.

In breve, livelli di acido cloridrico bassi possono portare a:

  • ridotta digestione e assorbimento di minerali essenziali quali ferro, calcio e zinco.
  • crescita batterica intestinale anomala (SIBO), dovuta alla minore azione antimicrobica dell’HCl.
  • alterata motilità gastrica, che può favorire il ristagno del cibo e la fermentazione batterica nell’intestino tenue.

Reflussi gastrico e biliare: che cosa li provoca?

Il reflusso gastrico e quello biliare in molti casi vengono considerate condizioni dovute a un eccesso di acido. Spesso, invece, il problema è proprio il contrario e cioè la ridotta produzione di acido cloridrico, vale a dire l’ipocloridria. Infatti quando i livelli di HCl sono bassi:

  • il cibo rimane in modo “anomalo” nello stomaco, aumentando la pressione gastrica e favorendo la risalita del contenuto gastrico nell’esofago;
  • la ridotta acidità altera la chiusura del cardias, facilitando il reflusso;
  • l’insufficiente stimolazione della colecisti provoca un’inadeguata secrezione biliare con possibile risalita della bile nello stomaco e reflusso biliare (favorendo anche la formazioni di formazioni cistiche).

Quali strategie di supporto: l’importanza di consultare uno specialista

Ciò che vi consiglio, innanzitutto, è di fare una valutazione della funzionalità gastrica con test specifici per la produzione di HCl. Non abbiate timore a consultare il vostro medico che saprà di certo indirizzarvi verso specialisti del settore.

Altro step, ovviamente dietro supervisione medica, è quello di provare un percorso di integrazione di betaina HCl con l’obiettivo di migliorare la digestione delle proteine e la chiusura del cardias.

Provate anche a ottimizzare i livelli di folato e vitamine del gruppo B, essenziali per la metilazione e il metabolismo della betaina.

Infine, adottate una dieta anti-infiammatoria (sono a vostra disposizione per rispondere a ogni dubbio e per fissare una visita); quando si riducono gli alimenti irritanti migliorando anche la qualità dei grassi ingeriti, si va a supportare la funzione biliare.

Conclusioni

La mutazione MTHFR può influenzare la salute digestiva attraverso la ridotta metilazione, la carenza di betaina e l’ipocloridria, favorendo il reflusso gastrico e il reflusso biliare. Comprendere questi meccanismi può essere utile per adottare strategie nutrizionali mirate a migliorare la funzione digestiva e a ridurre i sintomi correlati.

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