Periodicamente, a partire dalle scelte di Vip appartenenti al mondo dello spettacolo, si diffondono dei veri e propri cibi che fanno tendenza.
Il consumo di brodo d’ossa è uno di questi recentissimi trend alimentari.
Un successo in continua crescita che tuttavia non rappresenta una novità.
Il brodo d’ossa fa parte da almeno un paio di secoli di tantissime tradizioni culinarie cosiddette “medicamentose”, anche qui in Italia.
Grazie alla cottura prolungata, da cui si ottiene la gelatina, in molti hanno attribuito al brodo proprietà benefiche per l’apparato digerente da almeno un paio di secoli, se non di più.
Utile anche nei periodi di convalescenza, in verità il brodo d’ossa può essere riassunto come una dimensione alimentare tipica di chi, specie nel passato, non aveva la minima intenzione di “sprecare” alcuna parta dell’animale.
Gli alimenti a disposizione erano in quantità e tipologia più limitata rispetto a quelli di cui possiamo godere oggi, ragion per cui tutte le parti commestibili venivano sfruttate in cucina e accompagnate dalle verdure del periodo, cioè da quelle che erano a disposizione.
È chiaro che il brodo va preparato con tutte le parti, non solo con le ossa, e soprattutto con le verdure che donano sostegno minerale all’organismo.
Le proteine, invece, vengono fornite dal resto della componente animale. Si tratta però di una tipologia ben diversa che aiuta l’intestino infiammato persino nella sua riparazione.
Tutti i tipi di carne, consumati in eccessiva quantità, saziano meno del brodo d’ossa e non aiutano a disintossicarsi, effetto che al contrario riusciamo a ottenere con questo brodo cotto lentamente e a lungo perché le proteine sono diverse, semplificando al massimo.
È il regalo che i suoi amminoacidi fanno al nostro fegato.
La gelatina che si forma con la cottura prolungata, cioè il collagene, è inoltre di grande aiuto per la struttura di ossa, la pelle, i tessuti e anche le articolazioni.
Ovviamente, come per tutti gli alimenti, il brodo d’ossa non va bene per le persone sensibili al glutammato – occhio però che non si tratta dello stesso prodotto fatto a livello industriale, altamente infiammatorio – che si forma in modo del tutto naturale dopo la cottura prolungata.
Per capire se si è intolleranti al brodo, consiglio di fare dei test molto semplici, che consistono nell’assumere piccole quantità del brodo e controllare le proprie reazioni fisiche.
Viviamo in un tempo che corre velocemente e per chi non avesse davvero ore da dedicare alla cottura del brodo d’ossa, una soluzione esiste ugualmente: il brodo d’ossa liofilizzato (bio, ovviamente). Quando e se lo acquisterete, mi raccomando: controllate la qualità del prodotto e tutti i dettagli con le indicazioni. Comprate sempre e solo cibi di qualità.
Il brodo d’ossa si può consumare a tutte le età, anche giornalmente. Tutto dipende, come sottolineo in ogni mio articolo, dalle quantità. Io non supererei i 250 ml, circa una tazza, al giorno, nonostante sia ricco di gelatina, collageni, nutrienti utili per pelle, ossa, articolazioni.
L’effetto detox ideale arriva sempre dalle verdure e dagli alimenti vegetali.
Un po’ di “misura” nel consumo delle proteine di provenienza animale è necessaria se si vuol star bene e a lungo, e del resto, i nostri antenati più prossimi seguivano la dieta Mediterranea, quella vera, fatta di cibi di stagione, tantissimi legumi, molti alimenti integrali, pochi dolci e tanto tantissimo lavoro fisico!

